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| Blog personale di Albert Lupi, nato a Ferrara italia a met del secolo passato
Personal BLOG by Alberto Lupi, born in the mid of the last century in Ferrara ITALY |
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La memoria e gli memorati.
In Italia si ricorda l’Olocausto e in Parlamento si avviano indagini sull’antisemitismo, ma c’è un rapporto che dovrebbe allarmare i sepolcri imbiancati della memoria: “Era dalla Shoah che in Europa non si vedeva tanto antisemitismo”. A diffonderlo è l’Agenzia ebraica guidata dall’ex dissidente sovietico Nathan Sharansky. Rapporto quasi ignorato dalla stampa italiana - difficile trovarlo ogni modo, mentre nella rossa Reggio Emilia, il 27 gennaio 2010 si scopre una battuta, che magari tecnicamente “antisemita” non è, ma no si situa proprio in buona posizione nella classifica del buon gusto. Era stampata sulle bustine di zucchero distribuite poco prima di Natale a bar e ristoranti da parte di una ditta di Parma che pure è in una Italia quasi da sogno: «Chi vince — recita il testo — in una gara di corsa fra un ebreo e un tedesco? Il tedesco, perché lo brucia in partenza». Il rapporto – sia nella versione sul foglio che quella che ho trovato sulla Reuters – denuncia “l’alleanza fra sinistra e islamisti”, e spiega come Iran, Turchia e Venezuela siano i principali sponsor del nuovo odio. Giorni fa il mentore di Ahmadinejad, l’ayatollah Mesbah Yazdi, ha definito gli ebrei “i più corrotti della terra”. Secondo il rapporto “per il 43 per cento degli europei, gli ebrei sfruttano il passato per estorcere denaro”. Nel vecchio continente spicca l’Olanda per incidenti antisemiti. In Francia ci sono stati 631 attacchi, contro 431 dell’anno precedente. In Inghilterra, che fu il solo paese europeo in cui gli ebrei trovarono rifugio anziché partire per Auschwitz, gli incidenti antisemiti sono stati ben 609, contro i 276 di un anno fa. Quasi tutti di matrice islamista. I quotidiani nordeuropei di sinistra hanno rinverdito la “calunnia del sangue” (nell’Europa del XXI secolo con il suo pedagogico corollario di giornate del ricordo, musei e gite scolastiche a Dachau): il tabloid svedese a vasta diffusione Aftonbladet ha denunciato che le Forze di difesa israeliane assassinano giovani palestinesi per rubarne gli organi. Il nazismo ha portato questa accusa nel Novecento fino alle camere a gas. Il principale giornale olandese, Der Telegraaf, diffuso teorie secondo cui la pandemia suina era una “cospirazione ebraica globale”. “La sinistra ha fatto uso della propaganda per sminuire la legittimità d’Israele come stato ebraico e questa propaganda oggi permea l’opinione pubblica occidentale”, recita il rapporto. “L’Europa occidentale è diventata una piattaforma dei gruppi musulmani estremisti che pianificano attacchi contro obiettivi ebraici”. Nell’informazione si equiparano sempre più “ebreo, sionista e nazista”, mentre Israele è come l’“apartheid”. In ambito cattolico affiorano i vescovi negazionisti, ma più che il folclore neonazista e il tetro clericalismo antigiudaico, è la saldatura fra mondo progressista e diaspora islamica europea a intimorire l’Agenzia di Sharansky, che così definisce il nuovo antisemitismo: “Le tre D: demonizzazione, delegittimazione e doppia misura”. Tutta la nostra vigilanza morale veglia sugli ebrei morti ed espone i vivi alla violenza genocida. Chi ha la lia età ricorda Garody rimproverare i dirigenti dall'URSS per avere rovinato l'immagine della sinistra, oggi l'URSS non c'è più. Ma la sinistra ha deciso d'essere sinistra, dimentica delle condizioni degli operai cinesi, e delle donne in molte parti del mondo. Qualcosa non quadra.
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scritto da albertolupi alle ore 03:59
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La memoria e gli smemorati.
In Italia si ricorda l’Olocausto e in Parlamento si avviano indagini sull’antisemitismo, ma c’è un rapporto che dovrebbe allarmare i sepolcri imbiancati della memoria: “Era dalla Shoah che in Europa non si vedeva tanto antisemitismo”. A diffonderlo è l’Agenzia ebraica guidata dall’ex dissidente sovietico Nathan Sharansky. Rapporto quasi ignorato dalla stampa italiana - difficile trovarlo ogni modo, mentre nella rossa Reggio Emilia, il 27 gennaio 2010 si scopre una battuta, che magari tecnicamente “antisemita” non è, ma no si situa proprio in buona posizione nella classifica del buon gusto. Era stampata sulle bustine di zucchero distribuite poco prima di Natale a bar e ristoranti da parte di una ditta di Parma che pure è in una Italia quasi da sogno: «Chi vince — recita il testo — in una gara di corsa fra un ebreo e un tedesco? Il tedesco, perché lo brucia in partenza». Il rapporto – sia nella versione sul foglio che quella che ho trovato sulla Reuters – denuncia “l’alleanza fra sinistra e islamisti”, e spiega come Iran, Turchia e Venezuela siano i principali sponsor del nuovo odio. Giorni fa il mentore di Ahmadinejad, l’ayatollah Mesbah Yazdi, ha definito gli ebrei “i più corrotti della terra”. Secondo il rapporto “per il 43 per cento degli europei, gli ebrei sfruttano il passato per estorcere denaro”. Nel vecchio continente spicca l’Olanda per incidenti antisemiti. In Francia ci sono stati 631 attacchi, contro 431 dell’anno precedente. In Inghilterra, che fu il solo paese europeo in cui gli ebrei trovarono rifugio anziché partire per Auschwitz, gli incidenti antisemiti sono stati ben 609, contro i 276 di un anno fa. Quasi tutti di matrice islamista. I quotidiani nordeuropei di sinistra hanno rinverdito la “calunnia del sangue” (nell’Europa del XXI secolo con il suo pedagogico corollario di giornate del ricordo, musei e gite scolastiche a Dachau): il tabloid svedese a vasta diffusione Aftonbladet ha denunciato che le Forze di difesa israeliane assassinano giovani palestinesi per rubarne gli organi. Il nazismo ha portato questa accusa nel Novecento fino alle camere a gas. Il principale giornale olandese, Der Telegraaf, diffuso teorie secondo cui la pandemia suina era una “cospirazione ebraica globale”. “La sinistra ha fatto uso della propaganda per sminuire la legittimità d’Israele come stato ebraico e questa propaganda oggi permea l’opinione pubblica occidentale”, recita il rapporto. “L’Europa occidentale è diventata una piattaforma dei gruppi musulmani estremisti che pianificano attacchi contro obiettivi ebraici”. Nell’informazione si equiparano sempre più “ebreo, sionista e nazista”, mentre Israele è come l’“apartheid”. In ambito cattolico affiorano i vescovi negazionisti, ma più che il folclore neonazista e il tetro clericalismo antigiudaico, è la saldatura fra mondo progressista e diaspora islamica europea a intimorire l’Agenzia di Sharansky, che così definisce il nuovo antisemitismo: “Le tre D: demonizzazione, delegittimazione e doppia misura”. Tutta la nostra vigilanza morale veglia sugli ebrei morti ed espone i vivi alla violenza genocida. Chi ha la lia età ricorda Garody rimproverare i dirigenti dall'URSS per avere rovinato l'immagine della sinistra, oggi l'URSS non c'è più. Ma la sinistra ha deciso d'essere sinistra, dimentica delle condizioni degli operai cinesi, e delle donne in molte parti del mondo. Qualcosa non quadra.
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scritto da albertolupi alle ore 03:57
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t di...
Letizia Moratti propone di dedicare una via di Milano a Bettino Craxi e scoppia la polemica. Durissima, ovviamente, la reazione di Antonio Di Pietro, che in un'intervista a CNRmedia.com parla di «distorsione della realtà attraverso tentativi di riabilitazione di una persona condannata per corruzione e illecito finanziamento ai partiti». Il leader dell'Italia dei Valori sottolinea che l'unica differenza tra Craxi e Berlusconi è che il primo «per sfuggire alla giustizia è scappato, il secondo invece è andato in Parlamento per farsi le leggi che gli servivano». Infine la proposta: «Se proprio vogliono fare una targa scrivano "Bettino Craxi, politico, condannato, latitante", perché è questa la storia di quella persona». Aggiungiamo anche DITTATORE, o "assassino della Res Publica" sotto le vie G. Cesare. Con quel che sembra lo slogan della pubblicità di un diamante (ed invece è quanto ha detto qualche giorno fa Walter Veltroni a proposito del dibattito sull'opportunità o meno di intitolare una strada romana a Bettino Craxi): "Una strada è per sempre e simboleggia una storia positiva". Sulla proposta (mentre gli ex comunisti come Veltroni, oggi Partito Democratico, temporeggiano con l'ambiguità che sempre più contraddistingue la loro linea politica) quel che rimane di Rifondazione Comunista ha preso posizione chiaramente contro. La loro pulizia morale ed etica e la loro cultura purgante sono incompatibili con l'idea che una strada venga dedicata a un misero tangentaro che ha segnato un'epoca certo "da non celebrare". E così, solennemente: "E' giusto dedicare le strade a chi ha speso una vita per l'Italia e possa essere da esempio per i più giovani" (Adriana Spera, capogruppo RC). Discorso che non fa una piega. La piega la fanno non tanto le "Via Marx", che in fondo resta un filosofo tedesco dell'800, come Heghel (chissà perchè dimenticato dalla toponomastica), ma le: via Lenin (76!), , Via Che Guevara (55 vie), Via Maresciallo Tito (pulitore etnico di italiani giovani e vecchi), Via Ho Chi Minh (va bene ha fatto guerra agli americani, dedicata in Pero, MI), Via Trotsky (ucciso per ordine del prossimo intitolato). Via Stalin (per la precisione a Raffadali, provincia di Agrigento - ne risulta un’altra solo a Surques in Francia). Via Mao Tze Tung (almeno a Vicenza), Via Rivoluzione d'Ottobre e Via Unione Sovietica (ma questa era una trsversale spesso di Crso Stati Uniti - come via Vittorio Emanuele II è attaccata a via Francesco Giuseppe, a Solferino, luogo di una delle battaglie chiave del Risorgimento) completano il quadro. A Villanova di Camposampiero, Padova, in mezzo ai campi coltivati, c’è una via Benito Mussolini. Resistono, si legge in rete, sette via Littorio, non si sa se nella versione romana o fascista. Ma riguardo al Bettino nazionale leggiamo (ma non ho trovato una conferma) che a Ozieri, in Sardegna, via Craxi c’è da anni e incrocia viale Berlinguer: un quartiere con molti nomi di politici, La Malfa, Moro. Una altra decina di via Craxi, specie nel sud hanno l'onore di esistere. Ed il tonino nazionale ha fatto quel che grillo dice del PdR. DORMITO In spirito Multipartisan proporrei di usare il nome di Craxi, per qualche TANGENZIALE. (debbo ammettere che B. C. mi deluse, da lui speavo di meglio, ma non seppe / potè rininciare ad Andreotti)
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scritto da albertolupi alle ore 21:55
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It's about a year the fight goes on with Il mulino del Po.
I'vw ended the struggle with Tom Jones, and at the middle of Stendhal's masterwork Le rouge et le Noir |
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Preferred Movie: Casablanca (of course) 2nd place: Ciken Run
Best Italian Movie: Pane e tulipani |
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Bach's almost complete CD collection, estimated time 227 yrs. |
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I'd like some rich men or woman send me about 3 million dollars, euro and british pound also accepted as wuold be partial contributions: I wold buy a lot of Taverns to be trasformed in a sort of Theology Bookshop for Greek & latin text only: I like quet sorroundings. |
| Frase: |
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"Ai profeti non piace il reale che superi ogni profezia: il mondo ha pi� risorse di noi" Peguy, �L�adeguamento del pensatore pi� profondo dell�epoca al passo assordante dei battaglioni bruni in marcia costituisce una sconfitta catastrofica della filosofia, una vergogna storica su scala mondiale, una bancarotta dello stesso pensiero filosofico� Hans Jonas su Heidegger, "Vous noterez que par le monde y a beaucoup plus de couillons que d�hommes. Noterete che nel mondo ci sono pi� coglioni che uomini." Rebelais,
"Un uomo che cede bench� abbia ragione, o � saggio o � sposato."
Edward Estlin Cummings,
"Il progresso appare sempre pi� grande di quello che �" Wittgenstein,
�Tota philosophorum vita commentatio mortis est (tutta la vita dei filosofi � una meditazione della morte)� Cicerone, �Anche i re, i filosofi defecano, e pure le dame� Montaigne, �Tout le malheur de l�homme vient d�une seule chose, qui est dene savoir pas demeurer au repos dans une chambre� Pascal,
"L�adulto � nemico del bambino, avendo egli subito l�orrido processo di civilizzazione che ha annullato quanto era, un animale privo di educazione, di ogni senso morale" Roald Dahl, "Se non richiesto, anche il soccorso del buon samaritano � una violenza" Vittorio FELTRI
Talk low, talk slow and don’t say too much. John Wayne
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